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Oltrepo (bio)diverso, la natura che accoglie

25 progetti, 19 attuatori, azioni diffuse sul territorio di 19 Comuni Aree Interne dell’Oltrepo Pavese
per una #nuovacomunità che cresce tra valori e (bio)diversità.
Il programma AttivAree di Fondazione Cariplo, dà l’opportunità all’Oltrepo Pavese di sperimentare due anni di interventi integrati con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e attrarre nuovi abitanti sul territorio.
La proposta progettuale dell’Oltrepo Pavese ha identificato la biodiversità come elemento reputazionale del territorio, valore intrinseco nelle produzioni agricole, fattore di vantaggio sui mercati dei servizi ecosistemici, capitale naturale per nuova impresa.
Conservare e riprodurre biodiversità è strategico. Il tema connette internamente il territorio, che si rilegge dal bosco alla vite come biodiverso, e ricuce e valorizza molte esperienze che già esistono e che ancora non trovano una coerente narrazione: nuove e antiche produzioni locali, cultura ambientale, ricerca scientifica, turismo naturalistico, nuove forme di edilizia.
L’impegno sulla biodiversità come elemento di innesco di una nuova economia per il territorio ha una ragione d’essere se fa i conti con il malessere demografico. L’indice di vecchiaia pesa come un macigno sulle prospettive demografiche dell’area, e pertanto sui futuri percorsi di sviluppo. Soltanto un flusso esterno di popolazione può invertire le dinamiche, riattivare la generatività sociale ed economica del territorio.
Nuovi abitanti, dunque. Nuove famiglie che accendono la luce di sera tutto l’anno. Abitare vuole dire rimettere in moto la domanda, rigenerare il capitale umano.
Ma per abitare ci vogliono servizi, che rispondano ai fabbisogni delle famiglie giovani, e siano qualificanti rispetto al territorio nel quale si approda. Bisogna tentare una ricalibratura del welfare locale, nella logica dell’investimento sociale, sperimentando servizi nuovi per popolazioni nuove. Servizi come terreno sul quale fare partire un moto di inclusione e di integrazione. Un flusso in entrata d’altronde già esiste, non ancora sufficiente, ma premonitore di nuovi arrivi, se si ha la capacità di tradurre tante esperienze ancora casuali e diversificate in una politica per il ripopolamento.
In Oltrepo sono arrivati nel corso degli ultimi venti anni: immigrati, spesso subalterni a volte imprenditori, che permettono di coprire segmenti del mercato del lavoro e lavorare sul ricambio generazionale delle aziende agricole e agroforestali; ceto medio riflessivo, che trova nell’Oltrepo una nicchia fertile per l’incubazione dolce di nuove pratiche sociali e produttive: sono i soggetti che anticipano il futuro, introducono innovazioni, comunicano all’esterno il territorio in modo diverso, vedono delle potenzialità inespresse e le mettono a valore; persone che vivevano forme di disagio nei contesti urbani e per ragioni economiche o sociali trovano nell’Oltrepo una via di fuga, la possibilità di riequilibrare il proprio percorso di vita; persone richiedenti asilo, che alloggiano in diverse strutture dell’area, ma per le quali fino ad oggi non è stata trovata modalità di connessione con il territorio e i suoi abitanti.
Perché si strutturi l’arrivo di nuovi abitanti su economie biodiverse non bastano i servizi; bisogna permettere l’accesso alla terra, ai beni materiali e immateriali del territorio. Bisogna far sì che il giacimento di natura dell’Oltrepo sia accessibile e riconoscibile.
La questione delle relazioni territoriali è essenziale: sulle reti corte, con Voghera e i centri verso Piacenza, per caratterizzare l’Oltrepò come spazio di biodiversità e cura, rispetto alla città lineare sulla via Emilia, che dissipa risorse e riduce la resilienza; rispetto a Genova, Pavia e alla regione urbana milanese, con i quali scambiare conoscenza e innovazione; con riferimento alle Terre Alte, per riprendere una via interrotta di dialogo tra i centri di massiccio, perché occorre essere coscienti che l’Oltrepò è solo un pezzo di un territorio più ampio con cui condivide culture, quadri ambientali di lunga durata, più recenti dinamiche e (sperabilmente) comuni destini.
Lo Studio di Fattibilità del progetto è stato presentato il 10 gennaio 2017 a Fondazione Cariplo. Gli esiti dell’istrutturia sono previsti per marzo 2017.
Il lavoro è ancora in progess, in questa sezione è possibile scaricare e visionare la presentazione dello studio di fattibilità
 Oltrepò (BIO)diverso. Eco&Eco. Introduzione allo studio di fattibilità
Oltrepo (BIO)diverso. Riduzione del patrimonio fondiario abbandonato
 Oltrepò (BIO)diverso. Sviluppo di ricerca e didattica sulla biodiversità e favorire l’innovazione di impresa
Oltrepò (BIO)diverso. Offrire servizi di accoglienza, residenza e integrazione.
 Oltrepò (BIO)diverso. Comunicare l’unicità del territorio e Attuare il programma in modo efficace e responsabile
 

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