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Testi di Cinzia Montagna

Paesaggi diversi, storia millenaria, tradizioni vive, economie rurali, urbane e innovative: questo è l’Oltrepò Pavese, l’area della Provincia di Pavia estesa a sud del Po, al confine con il Piemonte, la Liguria e l’Emilia. L’Oltrepò Pavese mette in scena per Expo 2015 la sua identità composita.
IL VINO
Dalle tradizioni alle economie, il percorso ideale in Oltrepò parte dal prodotto leader della zona: il vino, declinato innanzitutto nelle sue espressioni vocazionali più forti e note, il Pinot nero e il Bonarda. Circa 14mila ettari di vigneti a Doc significano, soltanto per citare alcune tipologie di produzione, anche Barbera, Riesling e Moscato, Buttafuoco e Sangue di Giuda (entrambi prodotti in un’area ristretta fra Valle Scuropasso e Valle Versa) e infine, ma primi per rilevanza, il Metodo Classico DOCG nelle sue versioni brut e rosé e il Cruasé, marchio collettivo per il Metodo Classico Rosé.
Due luoghi di rilevanza e richiamo extraterritoriale identificano e veicolano il messaggio forte dell’Oltrepò del vino: il Centro di Ricerca,
formazione e servizi della vie e del vino Riccagioia a Torrazza Coste e l’Enoteca Regionale di Cassino Po a Broni, che proprio durante il periodo di Expo sarà inaugurata al pubblico

LA GASTRONOMIA
Al vino si abbinano la gastronomia e l’agroalimentare, che risentono degli influssi dai territori vicini ma che hanno saputo identificarsi in eccellenze quali il Salame di Varzi, i formaggi, i tartufi, i mieli e il pane che qui si chiama micca e miccone. Il menu ideale contempla i salumi, fra cui la pancetta con cotenna, la coppa e il cotechino, gli agnolotti di carne, gli gnocchi e il riso nelle sue varie declinazioni di risotto (ai peperoni di Voghera, ai funghi, al tartufo, al Bonarda e pasta di salame) in un legame forte con la vicina area pavese e lomellina di produzione. A seguire, arrosti e carni stufate e in umido, sia di animale da cortile sia da selvaggina. E i dolci, dalla torta di mandorle della Valle Staffora ai brasadé (ciambelle) tradizionali dell’Oltrepò e in particolare di Staghiglione e Broni, alla Torta La Torre di Stradella. Varie particolarità identificano il territorio: la schita, ad esempio, pastella fritta ottenuta da acqua, farina e sale e il cui nome significa “schietta” per la semplicità dei suoi elementi, I batalavar di Canneto Pavese (agnolotti di grandi dimensioni) e la mostarda di Voghera, dalla lunghissima tradizione storica.

I LUOGHI
L’impronta della cultura del vino è visibile nella fascia di paesaggio che sta fra la pianura rivierasca del Po e le colline più elevate dell’Appennino: è il paesaggio dei vigneti, dei filari ordinati e delle cantine. Prima, giungendo da Milano, l’area fluviale conserva ambienti di flora e di fauna palustre, dove gli argini corrono fra acqua e terra. L’Appennino è il luogo del frutteto, del bosco, del pascolo e dei sentieri che collegano al mare, come accadeva in tempi antichi, lungo la Via del Sale. Qua e là i castelli, le torri, le rocche, le chiese romaniche e le pievi. Sono 69 le costruzioni fortificate censite in Oltrepò Pavese, fra cui le rilevanti presenze del castello di Voghera, di Zavattarello, Montesegale, Oramala, Montalto Pavese, Mornico Losana e Cigognola, il borgo medievale di Varzi, il complesso della Certosa Cantù di Casteggio, per citare soltanto alcune delle emergenze monumentali. E’ l’Oltrepò dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio a Ponte Nizza, della Pieve di San Zaccaria a Rocca Susella, della chiesa romanica di San Marcello in Montalino a Stradella e del Sacro Monte di San Contardo a Broni.

LA STORIA
I castelli e le pievi sono i segni tangibili di una storia che vede nel dominio dei Longobardi e dei Visconti periodi che hanno fortemente identificato il territorio. Nel periodo longobardo giunse dall’Irlanda nella vicina Bobbio il monaco Colombano, di cui nel 2015 si ricorda l’anniversario della morte, avvenuta a Bobbio nell’anno 614. Il santo, attraverso l’attività del suo monastero, portò pratiche culturali innovative in gran parte d’Europa: della sua azione e della sua presenza l’Oltrepò conserva forti tracce nelle identità di coltivazione e in un percorso areale che ne ricorda le vicende storiche. Risalgono al periodo longobardo i racconti di Bertoldo, l’astuto contadino che la tradizione vuole spesso in visita al re Alboino presso la sua corte estiva a Casareggio, vicino a Codevilla. Il territorio ha però una storia ancor più lontana, testimoniata da reperti conservati nel Civico Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese e, per quanto riguarda gli aspetti ambientali e faunistici, nel Museo Naturalistico di Stradella. Proprio a Casteggio avvenne nel 222 a.C. la battaglia di Clastidium fra Romani e Galli Insubri, una delle battaglie più note dell’epoca romana. Se ai Visconti va ascritto un rilevante periodo della storia dell’Oltrepò, non meno importanti furono i periodi dominati dai Malaspina, signori della Valle Staffora, e dai Dal Verme, che, con il loro sistema di castelli, costituirono un vero e proprio “stato” territoriale.

L’AMBIENTE
L’Oltrepò è territorio di parchi e riserve, monumenti della natura custoditi dall’uomo quali il Giardino Alpino di Pietra Corva a Romagnese e la Riserva del Monte Alpe a Menconico, e di particolarità come gli Orridi di Sant’Antonino a Torrazza Coste. In un paesaggio così vario, anche geologicamente, il concetto di benessere è fortemente legato alla presenza di fonti termali, famose e già conosciute anticamente quelle di Godiasco Salice Terme e di Rivanazzano Terme. Benessere inteso anche come contatto con la natura lungo le strade, la GreenWay che da Voghera porta lungo la Valle Staffora sul tragitto dell’ex ferrovia Voghera – Varzi, i percorsi escursionistici e i sentieri, dall’area della Valle Versa e dell’Ecomouseo Museo della Vite e del Vino dell’Oltrepò Orientale a quelli dell’Appenino Pavese medio – alto sino a giungere, attraverso le aree naturali di Ruino, Borgo Priolo e Valverde e delle Valli Coppa, Schizzola e Staffora alle cime più elevate (Monte Alpe, 1253 m; Monte Penice, 1460 m; Monte Lesima, 1724 m). L’ambiente dell’Oltrepò è anche il cielo, che si studia e si guarda dall’Osservatorio di Ca’ del Monte di Cecima e dal Belvedere di Montalto Pavese.

LE CULTURE
Valli e colline conservano e perpetuano tradizioni profonde, radicate oltre il folklore. E’ il caso della musica appenninica delle “Quattro Province”, con i suoi strumenti protagonisti (il piffero, la fisarmonica, il violino e la musa), legame non soltanto simbolico con le zone emiliane, piemontesi e liguri che, con l’Oltrepò Pavese montano, rappresentano uno straordinario sistema culturale vivo e trasmesso. A Stradella, il “Museo della Fisarmonica” propone la storia di uno degli strumenti che proprio a Stradella, grazie all’ingegno di Mariano Dallapé, nacque nel 1871 e che oggi è ancora storia viva nei laboratori artigianali dai quali escono strumenti richiesti in tutto il mondo. La storia del vino trova invece una delle loro espressioni nel Museo del Cavatappi di Montecalvo Versiggia, un “unicum” in tutto il territorio lombardo.

 
 

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